A partire dal sec.VII si hanno nel
nostro territorio, tracce di insediamenti romani. Il territorio di Catene mantenne
sempre unita la sua storia alle vicende di Chirignago.
Il toponimo Chirignago sembra essere nato da una sequenza che avrebbe origine
dalla "gens" Clarina, che diede il nome al Lago Clarino, "Clarinus
Lacus"; nel corso del tempo, attraverso successive modifiche, il nome passò
ad indicare il luogo ed assunse la forma attuale (Clarinus Lacus - > Clarinacus
- > Clarinaco - > Chierignago - > Chirignago).
La centuriazione del nostro territorio (cioè la suddivisione dei terreni
pubblici in quadrati risultanti di cento "sortes", ciascuna pari a
circa 2.500 metri quadrati) comprendeva le attuali zone di Chirignago fino alla
"Giustizia", di Catene con Villabona, di Asseggiano e della zona detta
"Botenigo".
Alla caduta dell'Impero, il territorio attraversò la fase delle incursioni
barbariche e delle dominazioni dei Collalto, degli Ezzelini e dei Carraresi,
costituendo teatro di scontri in più di un'occasione.
Finalmente nel XV ° sec. venne definitivamente annesso al territorio della
Serenissima.
Il primo documento scritto che possediamo dove esplicitamente si fa riferimento
alle nostre zone e in cui compare il nome di "Botenigo" è il
rinnovo al vescovo Rozo di Treviso, da parte dell'imperatore Ottone III, dei
diritti su alcuni territori di questa
zona. Il documento risale all'anno 997.
Fino al periodo dell'alto Medioevo assistiamo però, al degradarsi del
territorio e alla sua perdita d'importanza e di stabilità.
L'insediamento umano si riduce, limitandosi quasi solo alle presenze attorno
al monastero di S.Ilario, vicino a Fusina.
Nel resto del territorio, intorno al 1300 circa non troviamo che alcune grosse
"famiglie", i cosiddetti "fuochi", famiglie patriarcali
formate da più nuclei.
Possiamo affermare che l'insediamento umano era caratterizzato da tipiche forme
lacustri o comunque prelagunari, con il genere di abitazione rappresentata dai
"casoni" cioè a pianta quadrata con due alti spioventi costruiti
con canneti e falasco, secondo la tecnica palafitticola.
Era una vita dura quella che si conduceva in queste zone per tutto il Medioevo.
Le continue incursioni distruggevano i raccolti e le condizioni sanitarie erano
gravissime e provocavano epidemie che decimavano le popolazioni.
Alcune recenti ricerche hanno messo in luce interessanti aspetti sull'ambiente
naturale della nostra zona.
L'area dei Botenighi presentava un paesaggio tipico delle zone in cui acqua
salmastra e acqua dolce confluiscono nell'incontro di lagune e canali naturali
e artificiali: vi erano canneti assai fìtti, boschetti idrofili, barene
verso la laguna aperta.
A sud di Fusina sono stati ritrovati denti di cinghiale molto grossi e robusti,
pezzi di corna di cervo e addirittura tracce di aironi nidificanti.
A Catene esisteva un grande bosco la cui antica ubicazione è tutt'oggi
testimoniata dal toponimo della via "del Bosco".
Una mappa del "Veneto Archivio dei Provveditori sopra boschi" (catastico
de' boschi della Mestrina) del 1747, riporta, sotto la dicitura "Villa
di Chirignago" l'estensione del suo bosco in località Catene. Due
secoli dopo circa, una Mappa del I.G.M. del 1909 non riporta più l'indicazione
del bosco di Chirignago.
Successivamente assistiamo ad una sua graduale riduzione ; risale al 1912 un'avviso
d'asta in cui il comune annuncia di voler vendere una partita di piante secche
provenienti dal Bosco (denominato qui "Brombeo"). In questo caso si
tratta di piante secche ma ve ne saranno altri che riguardano veri e propri
disboscamenti.
Il bosco è sopravvissuto fino ad epoca recente, fino al primo dopoguerra.
E' stato poi progressivamente abbattuto dapprima dalla gente del posto per procurarsi
il legname. Il colpo di grazia gli fu inferto durante l'ultimo conflitto mondiale
per motivi bellici per cui gli alberi che qui rimanevano, furono utilizzati
per creare traversine ferroviarie.
Un botanico dei primi anni del secolo descrisse il bosco come prevalentemente
umido, interamente ricco di bassure, cioè di acquitrini, composto prevalentemente
di querce, frassini, olmi e altre essenze.
Oggi questa flora così varia e ricca rivive nell'onomastica stradale
della vicina Villabona a perenne ricordo di un sistema ecologico ormai irrimediabilmente
perduto.
Questi brevi cenni sulla situazione socio-geografica delle nostre zone ci possono
essere sufficienti per comprendere come i nostri antenati dovettero condurre
un'esistenza irta di difficoltà sia naturali sia dovute alle circostanze
storiche.
Centro di vita spirituale e fulcro di scambi commerciali era in quest'epoca
l'abbazia di S. Ilario. Ma anch'essa era destinata a un declino irreversibile
e a cedere il suo ruolo guida per gli abitanti del luogo ad un nuovo agglomerato:
Chirignago.
E Catene? Fino al 1400 non compare questo nome in nessun documento riguardante
le zone.
Per la scarsa possibilità di adattamento della vita umana in questi luoghi
boschivi e paludosi, Catene non ebbe vita autonoma, ma portò sempre legato
il suo destino all'abbazia di S.Ilario prima e a Chirignago in seguito.